La reunion degli At The Drive In e tre giorni vissuti pesantemente

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
“L’avvenire è andato, ma i sogni del passato sono ancora tutti qua”. La notizia della reunion degli At The Drive In mi ha (ri)aperto un mondo. Punto numero uno: forse è la volta buona che sentiremo più parlare degli orrendi Mars Volta. Ed è già una piccola grande conquista. Barocchi e amplossosi come una gang di nostalgici del prog. Insomma, trashbin forever. Ne faremo volentieri a meno. Punto numero due: le associazioni mentali. Due giorni di folle e sconclusionato rewind. Con questi risultati.

Relationship of commandAT THE DRIVE IN – Relationship of command
Anno 2000, disco perfetto. Produzione millimetrica, non c’è un secondo di musica fuori posto. Il post hardcore sputato in faccia. “One armed scissor” era la hit (e viene da sorridere, annus domini 2012, ripensando a a cosa tirava undici anni fa), “Arcarsenal” il cazzotto nello stomaco. Fermo qui, bello, adesso ti siedi ed ascolti. In principio furono i Jawbreaker, i Fugazi, i rastafariani Bad Brains. Anni dopo l’emo iniziò timidamente a scalare le classifiche fino a trasformarsi nel giocattolo preferito dagli adolescenti. Per questi, ed innumerevoli altri motivi, “Relationship of command” rappresenta un punto di non ritorno. Ed incarna lo zeitgeist di un’epoca che sembra lontana anni luce.

Converge - Jane DoeCONVERGE – Jane Doe
Rispettati e venerati come divinità pagane della musica pesante, riuscirono a mettere d’accordo i metallari oltranzisti con i duri e puri dell’hardcore della primissima ora. Quando si parla di “ibridi” musicali non si può ignorare “Jane Doe”, perché i Converge sono tra i pochi che verranno ricordati per aver fuso insieme le lingue del “post” con una durezza sonora che poteva aprirti il cranio a metà. “Jane Doe” è la sintesi perfetta di 30 anni di musica mutante. Il suono stentoreo trascinato per i capelli, le accelerazioni da infarto, lo screamo che diventa Vangelo per una serie infinita di proseliti. E “Phoenix in flight”, primo esempio di post metal che parte dai Mogwai per arrivare agli headbanger, che  iniziò a segnare il tracciato per la pesantezza liquida di Pelican, Jesu ed Isis.

Melvins - LysolMELVINS – Lysol
Un passo indietro, ma solo nel tempo. Temuti e rispettati in America, oggetto di culto sotterraneo in Europa, i Melvins sono sul pezzo dal 1986 e rappresentano un passaggio obbligato per chiunque voglia esplorare la musica diffidando degli atlanti prestampati. In questi giorni, fomentato dagli At The Drive In e dagli amplificatori a manetta, ho riscoperto “Lysol”. Un’unica traccia audio di 31 minuti, divisa in sei “movimenti”. C’è di tutto, qua dentro: le radici del moderno stoner, la psichedelia allucinata, la passione di King Buzzo per i Black Sabbath, l’America provinciale e violenta che cinque anni dopo finirà sulle copertine dei giornali specializzati con il goffo nome di “grunge”. Un disco “minore” nella discografia di una delle più grandi (e meno celebrate) band americane di sempre.

 

About these ads

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...