“Dimmi che non sono solo, dimmi che sarò con te”

Tre allegri ragazzi morti - La testa indipendente

Correva l’anno 2001, avevo 19 anni. Ora ne ho dieci in più e ho scoperto che riesco ancora a commuovermi. Prima o poi qualche illuminato studente di psicologia dovrà prendersi la briga di spiegare a noi poveri mortali come mai ad un certo punto della vita si torni inevitabilmente alla musica della post-adolescenza.

“Una questione privata”, direbbe Fenoglio. Gli spinelli come catalizzatore sociale. Il riflusso che inizia con una laurea e prosegue in un ufficio, o con gli occhi sbarrati ma incollati al pc. Le squallide “stagnole” nella toilette del bar. “Ogni adolescenza coincide con la guerra”, cantava Toffolo. Ed aveva ragione. Cristo, se aveva ragione.

La testa indipendente” è un piccolo romanzo di formazione. C’è un mondo bellissimo, qua dentro. Un mondo piccino e provinciale, raccontato confondendo la parola con l’immagine, il pastello con il disincanto. Per dire: Pordenone si trasforma in una città eterea e prototipo di ogni buco sperduto sul suolo italiano. “Io solo contro il mondo, è meglio se mi calmo“.

Hanno ragione, i Tre Allegri Ragazzi Morti: siamo tutti dei “quasi adatti”. Ricordo di aver amato Toffolo dopo questo disco. E continuo a stimarlo ancora, anche se il recentissimo  “Primitivi del futuro” è un passo indietro rispetto ai dischi precedenti.

Ho riscoperto “La testa indipendente” qualche giorno prima di Natale. A distanza di dieci anni mi sono stupito di ricordare ancora tutte le canzoni, parola per parola. Per carità: “Mostri e normali” era stato un colpo basso al cuore, e “Il sogno del gorilla bianco” era spassosissimo. Ma qui, davvero,  si ride e si piange di brutto. “Lontano dalla mia casa più della Luna, la sola cosa che posso desiderare”. Come se nulla fosse.

9 risposte a ““Dimmi che non sono solo, dimmi che sarò con te”

  1. Quanto è vero che a un certo punto si torna ad ascoltare la musica di quando si era poco più che adolescenti. Io sto recuperando l’hardcore americano, e ora ho 33 anni. Cosa dici, è un pò tardi? Mi piace quello che scrivi. Davvero non perdiamoci di vista. Ciao. Giacomo

  2. Mi hai fatto venire voglia di ascoltarlo, di riascoltarli, mi hai fatto bene, mi hai fatto sentire tutta l’età che ho, mi hai fatto anche tornare alle felpe col cappuccio, i jeans sempre, le tasche più delle mani. 19 anni anche io.

  3. Io sono tornata agli Smashing Pumpkins, gonnellone peruviane, anfibi, cardigan di lana, poesie di Keats, viaggi a Londra, smalto blu, Moretti&Pringles nei giardinetti con la mia amica progettando fughe future…
    Bellissimo pezzo.

    • Pensavo mi sarebbe arrivato qualche insulto. A quanto pare, parlar male di questo disco in rete sembra essere peggio di sputare sull’acquasantiera. Magari devo farlo girare di più!

      • Infatti, eccoti! Verovero, nel mondo del rockitaliano sembra che non si possano toccare certi dischi e/o artisti. E io ste canzoni proprio non le digerisco, sopratutto se le paragono a quelle dell’ep precedente. Parafrasando la stessa MA: “Quanto eri brava”.

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