Maria Antonietta, ma che ti è successo?

Maria Antonietta

Letizia Cesarini a.k.a. Maria Antonietta

La chiamano adolescenza, ed è un dramma per tutti. Vita borderline del tipo “nessuno mi capisce”, scopate frenetiche ma problematiche, feste meste e sigarette al mattino per dire no, io non sono come voi, sono diversamente meglio. Sarà pure il disco autobiografico che un po’ tutti, in questi giorni, stanno decantando per celebrare il “nuovo miracolo italiano” nella musica indipendente. E forse è davvero così, chi sono io per poter dire il contrario? Il punto è comunque questo: ho ascoltato il debutto più o meno ufficiale di Maria Antonietta e posso dire in totale serenità che questa ragazza sta giocando a buttarsi via.

Un anno fa Letizia Cesarini da Pesaro si faceva chiamare Marie Antoinette, aveva consegnato alla Rete un delizioso ep di cantautorato domestico che mi aveva mandato ko con appena sette canzoni che frullavano Pj Harvey, Cat Power e lo spirito riot grrrl. Marie Antoinette era anche la metà femminile di un duo che si faceva chiamare Young Wrists. Un mini album osannato dalla critica e consigliato da alcuni amici. Poi li ho ascoltati e ho pensato: ma stiamo scherzando? Da quando citare i Jesus & Mary Chains è considerato un gesto rivoluzionario ? Ci avevano provato i danesi Raveonettes, anni fa, e infatti un amico di Copenhagen li seppellì subito con un bel: “Fanno schifo”. Gli Young Wrists non facevano schifo, ma erano destinati a non lasciare il segno. E infatti bisogna parlare al passato, perché la grande promessa dell’indie rock italiano è già finita in uno scantinato.

Una volta (cinque, sei, sette anni fa) eravamo tutti più pazienti. Si ascoltava di tutto, senza fretta, perché tanto si sapeva che la prova del nove arrivava con il terzo album. Il disco “problematico”, si diceva. Le cose cambiano in fretta. Oggi ci spelliamo le mani per artisti che arrivano dal nulla, vengono masticati con voracità da stampa, blogger e pubblico, per poi ritrovarsi accantonati nell’oblio. Questo album d’esordio di Maria Antonietta è grazioso, finirà per piacere (e tanto) al mondo dell’indie femminile metropolitano, tante ragazze dai 30 in giù si riconosceranno nel vissuto complicato di una 24enne marchigiana qualsiasi. Ed è giusto così, le regole del gioco sono queste, da sempre. Anche I Cani, per dire, condividono con chi li ascolta un universo di credenze molto circoscritto e che pesca a piene mani nel mondo dei tanto vituperati luoghi comuni (ma il risultato finale è di tutt’altra statura, lo scrissi a suo tempo e lo confermo sillaba per sillaba). Qualcuno mi spieghi  però perché dovrei emozionarmi per le canzoni di una ragazza che passa da Pj Harvey ai Libertines con questa disinvoltura. Questo ho pensato dopo aver ascoltato il singolo, non senza una bella dose di incazzatura. Le altre canzoni, per fortuna, risollevano le sorti dell’album (e comunque non ci voleva poi così tanto). Vogliamo dirlo? Diciamolo: forse con l’italiano si sentirà più a suo agio, ed il grande pubblico inizierà ad interessarsi a lei ancora di più. Di nuovo: tanto è così che funziona, no? Ma l’impressione, a conti fatti, è che Maria Antonietta abbia perso un’enorme occasione per confermare il suo talento. Dispiace, e molto.

6 risposte a “Maria Antonietta, ma che ti è successo?

  1. Rispetto sempre le tue analisi, caro Ema, ma stavolta non dico la mia perché questa ragazza l’ho conosciuta e potrei avere un giudizio inquinato.

    Fatto sta che il suo primo disco lo ascolto SEMPRE nella vasca da bagno, è una goduria, e vorrei baciarla con la lingua solo per questo.

    P.S. l’amico danese che disse: “fanno schifo”. LOLS.

    • Grazie cara Nick per il tuo giudizio. Il primo Ep, è verissimo,è una leccornia pura. Capisco anche il discorso del fatto che è un amica, però insomma, “pacatamente” cosa ne pensi di queste nuove canzoni?

      Peccato non riuscire a riportare sul blog lo sguardo del danese mentre parlava dei Raveonettes, perchè al sol pensiero ancora rido di gran core!😀

  2. Penso che si sia pulita troppo, e che tutte le cose che funzionavano sul modello “rriot girrl” (se pur liberamente interpretato) diventano quasi macchiettistiche quando gli ci si avvicina al mondo cantautorale.
    Secondo me, cercandosi, s’è un attimo persa (il suo primo lavoro credo le assomigliasse di più).
    Ma giusto un attimo, si ritroverà presto (spero) (anzi, speriamo).

  3. Pingback: Miami Ancora: Dente delu-Dente e Aucan esplosivi « GoodbyeZero

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