Il Pan del Diavolo live @ Kontiki, San Bendetto del Tronto. Cronaca di una gita pasquale improvvisata

il Pan del Diavolo
Punto primo: il Pan del Diavolo dal vivo oggi ricorda per molti aspetti gli Afterhours di una decina d’anni fa. Punto secondo: sarò nostalgico, ma nonostante Piombo Polvere e Carbone sia un gran disco (ne parlo più o meno approfonditamente qui) continuo a preferirli come duo.

Andiamo con ordine. Osimo – San Bendetto del Tronto passando per Recanati. Chiamiamola pure “gita di Pasqua”, perché così è nata, improvvisata in un’ora. Per il Pan del Diavolo è la terza data del tour. Suoneranno al Kontiki, stabilimento balneare che in attesa della stagione turistica della Riviera delle Palme si reinventa live club (acustica così così, ma resa sonora più che dignitosa).

All’ingresso, ore 22 circa, quattro metalheads locali parlano di sesso spinto ed elogiano una pratica sconosciuta a noi nordisti: succhiare assorbenti (sì, avete letto bene, purtoppo). Prima del Pan del Diavolo ecco gli Anelli Soli, trio messinese per la prima volta nelle Marche. Flaming Lips con un tocco dei Verdena di Wow, giusto un po’ più radiofonici e con melodie belle aperte ed orecchiabili. Interessanti, e il pubblico apprezza.

Ora, il Pan del Diavolo. Ribadito che Sono all’osso è stato applaudito un po’ a destra e a manca, Piombo Polvere e Carbone rappresenta il passo in avanti verso la consacrazione. Ecco il perché del paragone con gli Afterhours di dieci anni fa. A livello di “culto” siamo lì, c’è poco da fare. Pubblico giovane (ma tutto sommato variegato), canzoni urlate a memoria, ragazzine in prima fila attente e che si mangiano con gli occhi Alessandro Aloisi e Gianluca Bartolo.

Sul palco sono in quattro, un chitarrista-bassista in più ed un batterista. E vista la consistenza di Piombo Polvere e Carbone direi che si tratta di una mossa inevitabile. Live set piuttosto equilibrato: la prima parte è tutta per le nuove canzoni. Molto Calexico e Giant Sand, almeno all’inizio (“molto Eagles” è invece il commento di un amico della nostra comitiva, non proprio un complimento, ma ci può stare). Poi, gigioni e navigati mangiatori di palco, infilano il trittico Cramps Blu lagunaBomba nel cuore e la titletrack del nuovo album per far partire un po’ di macello tra le prime file. Mossa azzeccata.

Dopo il bis tornano sul palco in due e si ripesca Sono all’osso. Chitarre e grancassa, le chicche migliori arrivano con il vecchio repertorio (tirata anche Coltiverò l’ortica, inserita in un ep ma acclamatissima).  E a conti fatti, quella del duo asciutto e senza fronzoli è la dimensione che preferisco. Chiusura con un secondo bis, La differenza tra essere svegli e dormire (elettrica e quasi Marlene Kuntz, non chiedetemi perché) e la nervosa Farà cadere lei. Sudore e poche parole. Questo per dire che potranno anche non piacere, ma una cosa va riconosciuta: sanno come tenere in pugno la platea. Comunque la vogliate mettere, a certi livelli bisognerà imparare a fare i conti anche con loro.

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